La bicicletta è, molto probabilmente, una delle invenzioni più democratiche mai partorite dall’instancabile mente dell’uomo. La logica di base è molto semplice: se si vuole riuscire ad andare avanti, bisogna pedalare con le proprie gambe. Certo, poi esistono le biciclette muscolari e le biciclette elettriche, le biciclette da sette kili e quelle da diciotto, ma il concetto fondamentale resta sempre quello: se a poggiare il proprio fondoschiena su quella sella è il l'erede al trono o l’operaio, un primo ministro o uno studente, il medico o il falegname, la fatica è uguale per tutti. Il dolore dopo una caduta non regala favoritismi. La pioggia, il freddo di un temporale non guardano in faccia a nessuno. Quando la salita morde, i crampi azzannano chiunque. La bicicletta è democratica perchè sopra quella sella siamo tutti uguali. Nelle foto ideate e realizzate per questo progetto il ciclista non è il protagonista della foto, quanto piuttosto lo è l’insieme dato dalla sua presenza e dal palcoscenico naturale che ne fa da amplificatore visivo. I soggetti ritratti in questi scatti non sono riconoscibili. Non si può dire con assoluta certezza se quello sia Toni, o Nane o Bepi. La sagoma del ciclista però quella sì, è inconfondibile! Ma dietro quella figura piccola, scura, contorta, tenacemente aggrappata al manubrio nel culmine del massimo sforzo può esserci chiunque e chiunque, in quell’istante, è tutti noi.
Queste foto sono state esposte in una mostra personale tenutasi a Vittorio Veneto presso l'aula magna della Rotonda di Villa Papadopoli nel 2024.